Archeologia in Val di Vara

Il fortuito ritrovamento nel 1827 di una statua stele in località Novà (Zignago) apre la stagione archeologica nel territorio della Val di Vara.
La statua dell'Età del Rame e rielaborata tra il VII e il VI secolo a.C. con l'aggiunta dell'iscrizione MEZUNEMUNIUS è custodita nel Museo di Archeologia Ligure di Genova.
Con il frammento di statua stele di Borseda (Calice al Cornoviglio) rappresentano gli esemplari più occidentali del gruppo di stele antropomorfe del comprensorio lunigianese.

Importanti studiosi (quali G. Capellini, U. Mazzini, U. Formentini e L. Bernabò Brea ) hanno avanzato ipotesi e realizzato sondaggi
sulla storia del territorio della valle, ma solo negli anni '50 del secolo scorso sono state avviate ricerche archeologiche di una maggiore rilevanza.

A partire da quel momento, vengono portati alla luce e indagati il Castellaro di Pignone, di Castelfermo e Sota (Carro),
la Pianaccia di Suvero, il Castellaro di Zignago, il Castellaro di Vezzola, il Castellaro di Veppo, il Monte Dragnone, il Castellaro di Serò.
Tiziano Mannoni è stato il referente scientifico delle campagne di scavo portate avanti
dall'Istituto di Storia Culturale Materiale (ISCUM), figura verso cui la Val di Vara esprime un forte senso di gratitudine.
Negli anni '80 si avvia una seconda ondata di ricerche a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici
sostanzialmente con campagne di scavo effettuate nei siti già individuati ed indagati dall'ISCUM.

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